La preparazione all’intervento di rinoplastica

RINOPLASTICA

Preparazione all'intervento”


Questa sezione contiene i consigli e le notizie importanti per la preparazione alla tua rinoplastica. Se qualche punto non è chiaro o qualche affermazione non ti convince, non esitare a scrivere un appunto. Tieni uno speciale taccuino per annotare le domande da fare al chirurgo.

Per cominciare, scopriamo qual è lo spirito giusto per collaborare con il chirurgo.

Alleati

Il chirurgo e il suo paziente hanno molti punti su cui collaborare per migliorare il risultato dell’intervento. Ecco i principali:

  • Definizione degli obiettivi.
  • Studio dello stato di salute generale.
  • Studio della funzionalità respiratoria.
  • Preparazione psicologica all’intervento.
  • Ottimizzazione dei tempi (per un rapido ritorno alla vita di tutti i giorni).
  • Personalizzazione della terapia postoperatoria domiciliare.

Su questi e tanti altri punti, una franca e attiva collaborazione ha un effetto benefico sul risultato e sull’esperienza che il paziente si accinge a vivere.

Che dire di un chirurgo che non presta attenzione alle richieste del paziente?
E cosa pensare di un paziente che non si presenta alla visita di controllo?

La tua motivazione è sufficiente?

Tra i pazienti che si rivolgono a me per una rinoplastica, i miei preferiti sono gli appartenenti al “Gruppo dei Motivati”. Quando parli con loro, tradiscono un sincero entusiasmo per l’esperienza appena iniziata, dimostrano interesse per le informazioni fornite, hanno memorizzato in precedenza le domande da fare e… sorridono.

Sì, come ha consigliato un amico psichiatra a Jack Sheen, uno dei più grandi maestri di chirurgia nasale, credo che non sia il caso di operare un paziente che non abbia mai concesso un sorriso al proprio chirurgo.

La motivazione del paziente è nei suoi gesti, nel suo tono di voce, nell’impegno che dimostra di avere. La motivazione è il motore delle sue azioni.

La tua motivazione è sufficiente?

I tuoi desideri sono ben definiti?

Una volta arrivati dal chirurgo, una parte fondamentale del colloquio è dedicata a definire, con la maggiore precisione possibile, i propri desideri. Sembra banale, ma non lo è! Mi capitava spesso, qualche anno fa, di individuare frettolosamente i desideri del paziente… prima ancora che lui riuscisse a spiegarmeli! Lavorando sull’aspetto estetico delle persone, ho imparato che l’approccio a un paziente richiede tempo e voglia di ascoltare. Oggi, dopo anni di esperienza, quando un nuovo paziente entra nel mio studio, l’esordio che preferisco è: “Buongiorno. Mi parli dei suoi desideri”. E poi sto ad ascoltare.

Faccia lei!

Io di lei mi fido. Decida lei per me, dottore”. Può succedere che il paziente chieda un miglioramento estetico del naso, o più generalmente del volto, senza riuscire a spiegare con precisione che cosa non va. In questo caso bisogna far emergere, attraverso un tranquillo e approfondito colloquio, i veri desideri del paziente. Con un soggetto indeciso e disorientato, si corre il rischio che il chirurgo decida e imponga qualcosa che il paziente forse non desidera.

“Io respiro bene da sempre”

Tutto inizia quando, durante la prima visita, il paziente afferma con sicurezza che la sua respirazione nasale è buona e l’unico desiderio è quello di migliorare l’estetica. In questo caso l’errore da evitare è quello di dare per scontato che il nostro paziente respiri bene. La causa del malinteso risiede nell’impossibilità, da parte del nostro paziente, di avere un termine di paragone; chi ha la deviazione del setto, l’ipertrofia dei turbinati, l’insufficienza valvolare o, peggio, una combinazione di questi problemi funzionali, è abituato da sempre a respirare male e non può rendersi conto di quanti vantaggi goda chi respira bene attraverso il naso. Per non sbagliare, la soluzione è quella di studiare e trattare tutti i pazienti, indipendentemente dalla loro motivazione fondamentale, inserendo lo studio e il trattamento della funzionalità nasale come passaggio irrinunciabile. La rinoplastica “solamente estetica”, quindi, non dovrebbe più esistere.

Le priorità

Un passaggio fondamentale della fase preoperatoria è costituito dalla creazione di una lista delle priorità, una lista cioè di obiettivi ordinati per importanza. Le richieste del paziente, l’analisi del caso effettuata dal chirurgo, i risultati degli esami strumentali (radiografie del cranio, tomografia computerizzata, videoendoscopia, rinoscopia) e le eventuali consulenze di altri specialisti permettono di riconoscere questi obiettivi. È quindi prudente intervenire quando una lista delle priorità è stata discussa e condivisa da entrambi: medico e paziente. La lista delle priorità costituisce anche il promemoria di facile consultazione che il chirurgo porta con sé in sala operatoria assieme alle fotografie, alla simulazione del risultato estetico, agli esami e alla cartella clinica. Durante l’intervento, la lista delle priorità permette di personalizzare ogni manovra chirurgica verificando, passo dopo passo, che nulla sia tralasciato nella ricerca del miglior risultato possibile.

Giù la maschera

Troppo spesso il paziente non parla liberamente di sé e dei suoi problemi con il chirurgo. A volte la presenza, durante la prima visita, di uno o più accompagnatori, ostacola la possibilità di un dialogo aperto e franco. Può succedere che dopo mezz’ora di discussione l’opinione del genitore, dell’amica o del marito siano evidenti e ben strutturate, mentre rimanga ancora da stabilire cosa ne pensi la persona interessata. Non è facile confessare i propri desideri e le proprie paure, anche se chi ti accompagna è una persona molto vicina e comprensiva. La soluzione è semplice: fatti accompagnare da una persona amica se questo ti aiuta e riservati la possibilità di una seconda visita o di una telefonata per parlare con il chirurgo più liberamente e senza testimoni. Non va in ogni caso dimenticato che l’aiuto, la comprensione, l’equilibrio e il viso sorridente di un nostro amico possono a volte rendere tutto più semplice.

“Mio marito odia il mio naso!”

Quando la motivazione principale alla rinoplastica è ESTERNA al paziente, siamo in un mare di guai. Cambiare il proprio aspetto esteriore per assecondare un familiare o una persona amica comporta, a distanza di tempo, un’alta probabilità d’insoddisfazione per il risultato ottenuto.

Non temere la disapprovazione degli altri

Hai un desiderio ma non hai il coraggio di seguirlo. Quanta gente sceglie la carriera, l’amore, gli studi, le vacanze, l’auto e la casa basandosi su quello che gli altri – parenti, genitori, amici – pensano che dovrebbe fare. La rinoplastica non deve essere rimandata o esclusa solo perché qualcuno ci ha trasmesso le sue paure, le sue ansie, le sue preferenze. Se il desiderio è tuo e la decisione è gestita in prima persona, senza fretta e dopo un’adeguata informazione, la percentuale di soddisfazione per il risultato ottenuto è alta. Tutto va bene quando la motivazione principale è INTERNA al paziente.

Evita il perfezionismo

Presti attenzione ai dettagli? Sei sempre indeciso quando devi scegliere il colore della cravatta? Ti arrabbi anche per il più piccolo striscio sulla carrozzeria della tua auto? Vorresti un mondo perfetto? Forse la rinoplastica non fa per te! Evita il perfezionismo. Devo ancora conoscere un perfezionista capace di vivere in pace con se stesso. Attraverso la rinoplastica, otteniamo spesso risultati positivi. Il nostro aspetto è migliore, la respirazione nasale è facilitata e un senso generale di benessere fisico e psichico ci conferma che abbiamo fatto la scelta giusta. In alcuni casi, purtroppo, non è così. Una situazione ben conosciuta e spiacevole riguarda quel gruppo di pazienti che, a dispetto di un risultato estetico e funzionale complessivamente buono, continuano a tormentare se stessi, i loro familiari e lo staff chirurgico per “una piccola irregolarità della punta del naso”, “una lieve asimmetria del dorso…” Invece di accontentarsi ed essere grati per il risultato ottenuto, si concentrano su un piccolo particolare che non va e sulla loro testarda determinazione a migliorarlo. Se ti riconosci in questo gruppo di persone, quello dei “perfezionisti” per intenderci, confidati apertamente con il chirurgo sin dalla prima visita. E in ogni caso, non fare mistero delle tue aspettative.

“Voglio il naso di Brad Pitt!”

“Ho già fatto la rinoplastica, ma non sono soddisfatto. Io voglio il naso di Brad Pitt!”

A volte alcuni pazienti si presentano accusando l’ultimo chirurgo di essere il responsabile di tutti i loro problemi, altre volte non fanno quasi menzione delle loro esperienze precedenti. In ogni caso vogliono, pretendono, insistono; il loro naso deve essere rimpicciolito, accorciato… come hanno deciso loro. Aspettative irrealistiche (forme e dimensioni nasali chirurgicamente irrealizzabili) e desideri discutibili (nasi tecnicamente realizzabili, ma non adatti a quel particolare viso) sono i tranelli che il chirurgo deve evitare. Per il bene suo e del suo paziente.

Dolore?

La rinoplastica è un intervento doloroso. Non lo farei mai e poi mai!!!” “Togliere i tamponi dal naso è dolorosissimo!!!” Quante volte ho sentito queste frasi.

Queste convinzioni sono radicate tra la gente e trovano continuo alimento nei racconti di chi ha ricevuto un trattamento privo di attenzioni e di professionalità. Nella maggioranza dei casi, manovre chirurgiche corrette e conservative, associate al rispetto di poche e precise regole postoperatorie, garantiscono il controllo del dolore. Un discorso a parte riguarda invece i cosiddetti “tamponi nasali”; questi sono costituiti da un materiale soffice che viene inserito nelle narici alla fine dell’intervento, prima del risveglio del paziente. Nella mia pratica professionale di chirurgia nasale evito spesso l’utilizzo dei tamponi e, nei rimanenti casi, rimuovo gli stessi entro le prime 24 ore dall’intervento, evitando così la sintomatologia dolorosa secondaria dovuta alla permanenza di questi corpi estranei all’interno del naso.

Quattro chiacchiere con un paziente già operato

Non c’è niente di meglio che parlare con chi ha già vissuto in prima persona l’esperienza. Succede spesso che in sala d’attesa si incontrino due pazienti, uno operato qualche giorno prima e un altro che ha appena fissato la data per l’intervento. È questo il momento ideale per presentarli e lasciarli soli a chiacchierare un po’. In pochi minuti si crea un clima positivo e tranquillizzante per il nuovo paziente che nemmeno cento rassicurazioni del chirurgo riuscirebbero a produrre.

La chirurgia estetica non è magica

La finalità di tutti gli interventi di chirurgia estetica consiste nel migliorare l’aspetto del viso, modificando quelle aree specifiche che lo influenzano negativamente e conservando gli aspetti positivi; l’obiettivo va inteso come miglioramento complessivo del volto. La chirurgia estetica non è magica e consiste in specifiche procedure ideate per migliorare alcune aree del vostro volto. La chirurgia estetica non può fare altro che questo! La soddisfazione finale del risultato estetico dipende in gran parte dall’accuratezza con cui tu comunichi le caratteristiche negative del tuo naso e che desideri siano corrette e dalla mia capacità di spiegarti che cosa si può e non si può ottenere con l’atto chirurgico.

Il chirurgo può rifiutarsi d’intervenire?

La rinoplastica non è l’appendicite acuta. L’intervento non è urgente. Il chirurgo deve essere convinto di ottenere gli obiettivi prefissati, mentre il paziente deve essere a conoscenza dei limiti della chirurgia. Se, a giudizio del chirurgo, le aspettative del paziente sono irrealistiche o comportano il rischio di compromissioni funzionali o estetiche inaccettabili, è meglio non operare. Sì, il chirurgo può rifiutarsi di intervenire.

"Se rido si abbassa la punta del naso"

Anche il naso ha i suoi muscoli, eccome! Tra tutti, il più interessante per il chirurgo è il muscolo depressore del setto; la sua azione sulla punta del naso è variabile e, nei più sfortunati, è un vero diavoletto che non sta mai fermo. In queste persone, la punta del naso si muove su e giù mentre parlano e si abbassa senza pietà quando sorridono. Durante la rinoplastica è possibile agire sulle fibre del muscolo depressore del setto, per ottenere l’attenuazione della sua attività.

Al bando i dubbi

Se, dopo la lettura di queste informazioni, la visita con il chirurgo e il colloquio con un paziente già operato ti rimane qualche dubbio, non tenerlo dentro, non lasciare che cresca a dismisura sino al giorno dell’intervento. Chiama il tuo chirurgo; spesso basta una telefonata della durata di due minuti per ridurre un macigno a un sassolino.

Il modulo di consenso all’intervento

Per procedere all’intervento, il chirurgo deve ottenere il consenso scritto e firmato del paziente. La validità del consenso richiede che il paziente sia stato informato sulle indicazioni, le finalità, le possibili complicanze e i rischi connessi alla procedura chirurgica e che lo stesso paziente abbia avuto il tempo di riflettere prima di decidere.

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