Com’è fatto e come funziona il naso

La piramide nasale

Il naso costituisce una delle più importanti ed evidenti caratteristiche del viso. La sua forma ha un effetto immenso nell’aspetto complessivo del volto. A questo va aggiunto che il naso svolge alcune funzioni importanti, permettendo il passaggio dell’aria per la respirazione; in particolare ne regola il flusso, l’umidificazione e il filtraggio.

La parte visibile del nostro naso è chiamata “piramide nasale”.

La figura qui sotto illustra il naso di profilo, frontalmente e dal basso; possiamo riconoscere la radice del naso, il dorso del naso, la punta del naso, l’ala nasale e la columella.

Non preoccuparti, sono solo cinque i termini fondamentali per descrivere il tuo naso: radice, dorso, punta, ala e columella. Imparali a memoria!

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Chi sorregge la piramide?

La piramide nasale è una struttura sporgente – a volte anche troppo sporgente e un po’ grossa. Ma quali strutture sono responsabili della forma esterna del naso? Chi sorregge la piramide?

Ecco che i termini appena incontrati tornano utili. La radice del naso e la parte alta del dorso sono sorrette da tre ossa: le due ossa nasali (una per lato) e il setto nasale osseo, ovvero il pilastro centrale. Per questo motivo, se provi a toccare la radice e la parte alta del dorso del tuo naso, non ti sarà difficile scoprire che sotto la pelle è presente una struttura rigida, indeformabile: osso, appunto.

In basso il dorso non è più così rigido e con la pressione delle dita è possibile ottenere una modesta deformazione della piramide. Sotto la pelle troviamo tre cartilagini: le cartilagini triangolari (una per lato) e il setto nasale cartilagineo.

La punta, la porzione più sporgente del naso, è anche la più elastica. Sotto la pelle troviamo, una per lato, le cartilagini alari.

Per riassumere, lo scheletro di sostegno della piramide nasale è osseo a livello della radice e della parte alta del dorso e cartilagineo a livello della parte bassa del dorso e della punta.

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Le funzioni dello scheletro del naso

Le strutture ossee e cartilaginee che danno forma alla piramide nasale (ossa nasali, setto osseo e cartilagineo, cartilagini triangolari, cartilagini alari) sono l’impalcatura di sostegno indispensabile per il mantenimento del passaggio dell’aria durante gli atti respiratori.

Alterazioni dello sviluppo, traumi facciali, infezioni o errori chirurgici possono indebolire o deformare quest’impalcatura, rendendo difficoltosa, se non impossibile, la normale respirazione nasale.

Un esempio particolare ed estremo è rappresentato dal naso “schiacciato” tipico dei pugili a fine carriera: in questo caso lo scheletro osseo e cartilagineo è in parte distrutto e in parte deformato.

Le fosse nasali

L’aria che respiriamo percorre due tunnel chiamati “fosse nasali”. Queste sono divise tra loro da una parete, in parte ossea e in parte cartilaginea, che conosciamo già: il setto nasale. L’importanza delle fosse nasali per la nostra respirazione e in generale per il nostro benessere si rivela a ogni episodio di raffreddore, quando siamo obbligati ad aprire la bocca se non vogliamo soffocare.

All’interno delle fosse nasali l’aria viene riscaldata, umidificata e filtrata per renderla idonea a proseguire il suo percorso sino in gola e poi dentro i polmoni. Nella parte alta di questi due tunnel, l’aria incontra i recettori nervosi responsabili dell’olfatto.

La figura riporta una sezione schematica delle fosse nasali.

L’aria, dopo essere passata attraverso le fosse nasali, raggiunge lo spazio faringeo, ma questa è tutta un’altra storia.

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I turbinati inferiori e il ciclo nasale

All’interno del naso, uno per ogni fossa nasale, attaccati alla parete laterale, troviamo i turbinati inferiori (vedi la figura precedente). Sono una sorta di riccioli costituiti da un’anima rigida (osso) ricoperta da mucosa.

I turbinati hanno la capacità di cambiare le loro dimensioni in brevissimo tempo e sono i maggiori responsabili del cosiddetto “ciclo nasale”. Nell’80% della popolazione, mentre una fossa nasale è “aperta” al passaggio dell’aria, l’altra è “ristretta” per il turgore del suo turbinato. Con un ritmo variabile dai trenta minuti alle cinque ore, la situazione ciclicamente s’inverte.

L’ingrossamento eccessivo e stabile (ipertrofia) dei turbinati inferiori può causare difficoltà nel passaggio dell’aria attraverso il naso.

Le basi anatomiche della funzionalità nasale

A questo punto è facile comprendere che, per una buona respirazione nasale, sono necessarie alcune condizioni anatomiche fondamentali:

  • Lo scheletro osteocartilagineo deve sostenere adeguatamente la piramide nasale.
  • Il setto nasale deve essere dritto.
  • I turbinati inferiori non devono essere ipertrofici.

Alto, basso, largo, stretto, lungo, corto…su misura!

Quando il naso è lungo o corto, stretto o largo?

Come misuriamo il naso?

Le dimensioni e le proporzioni del naso si valutano in relazione alle dimensioni e alle proporzioni del viso, del sesso e della statura della persona. Per parlare di questi aspetti, è però importante chiarire come si misura il naso.

Semplificando, possiamo distinguere due altezze, una lunghezza e due larghezze del naso:

  • Altezza della radice del naso: AR
  • Altezza o proiezione della punta del naso: AP
  • Lunghezza del naso dalla radice alla punta: LN
  • Larghezza della punta nasale: LP
  • Larghezza della base alare: LB

Attenzione però, il naso non va misurato come la pressione arteriosa “minima e massima” o i globuli rossi.

È fondamentale comprendere che non esiste un naso bello e uguale per tutti. Non esiste un naso standard!

Per esempio, un paziente di sesso maschile, alto un metro e novanta centimetri e con un viso lungo, richiede un naso di dimensioni e proporzioni adeguate.

E non dimentichiamo che rimpicciolire chirurgicamente un naso può creare seri problemi alla respirazione nasale.

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Le deformità nasali più frequenti

Un’indagine statistica ha dimostrato che 60 milioni di cittadini statunitensi giudicano negativamente la forma del loro naso. Per lo stesso motivo, 370.000 sono le rinoplastiche effettuate negli Stati Uniti ogni anno.
Numeri a parte, non c’è dubbio: la correzione chirurgica delle deformità nasali costituisce uno degli interventi più frequenti in assoluto.
Ma quali sono le motivazioni estetiche più frequenti che spingono il paziente dal chirurgo? Eccole:

  • “il mio naso è troppo grande per il mio viso” – rinomegalia (figura A).
  • “…di profilo il dorso ha la gobba” – profilo nasale iperconvesso (figura B).
  • “di profilo il dorso è troppo scavato” – profilo nasale concavo o naso insellato con punta ruotata all’insù (figura C).
  • “…è troppo lungo e la punta è rivolta in basso” – naso lungo e punta ruotata in giù (figura D).
  • “…la punta è troppo grossa” – punta globosa o grossa (figura E).
  • “…quando mi guardo allo specchio noto che non è centrato rispetto al viso” – naso deviato o storto (figura F).

Le deformità nasali esterne sono frequentemente associate ad alterazioni della morfologia interna, con difficoltà al passaggio dell’aria, e possono essere la conseguenza di un trauma facciale o avere una base ereditaria. A volte non si riscontra alcuna causa evidente.
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Il naso femminile e il naso maschile

Prima di giudicare esteticamente un naso, è importante dare uno sguardo al contesto in cui esso è inserito. Le dimensioni vanno correlate alla statura e alla corporatura della persona, alle caratteristiche del viso, all’età e anche al sesso.
In una donna è preferibile ricercare una linea del dorso diritta, a volte leggermente concava, con un angolo tra labbro superiore e columella più ampio. E dato che non esiste una formula matematica in grado di definire il naso femminile ideale, è importante identificare, assieme alla paziente, quelle caratteristiche poco femminili che meritano di essere corrette.
In un uomo troviamo invece una base d’appoggio per la piramide più ampia, una cute più spessa e dimensioni assolute del naso maggiori. Anche in questo caso, è necessario personalizzare le scelte chirurgiche preservando i caratteri maschili e le giuste proporzioni.

Il naso traumatizzato

La forma del naso non dipende solamente dall’eredità genetica, ma anche dagli innumerevoli traumi che la vita gli riserva.
Qualora il naso sia fratturato e deformato da un trauma, con molta frequenza le pareti laterali (le ossa nasali) e il supporto centrale (il setto) sono coinvolte. Se il setto è fratturato, piegato o deviato, si produce un’ostruzione delle fosse nasali, con difficoltà alla respirazione.
Per ottenere un adeguato raddrizzamento del setto e delle ossa nasali, il chirurgo deve intervenire mobilizzando e riposizionando le strutture portanti del naso. Si tratta di un intervento ricostruttivo.
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Il parto e il naso

Il primo trauma nasale della nostra vita risale al momento del parto.
Se la nascita avviene per vie naturali (l’alternativa innaturale è costituita dal taglio cesareo) la piramide nasale viene compressa e il setto nasale in qualche caso si sposta dalla sua sede perfettamente centrale.
Ma il parto è solo il primo di una lunga serie di traumi che prosegue durante l’infanzia e l’adolescenza: i primi passi, le cadute dal seggiolone, l’altalena, i pattini a rotelle, la prima bicicletta, le partite di calcio con gli amici, le ore di attività fisica a scuola, gli sgambetti, il motociclo, la buccia di banana…